Archive for the ‘Feelings’ Category

Ormai sterile

aprile 20, 2013
Cinquemila Chilometri Al Secondo

Cinquemila Chilometri al Secondo, Manuele Fior.

Ho sognato che avevi pubblicato una foto di me e te scattata da un tuo nuovo amico a nostra insaputa quando eravamo ancora innamorati l’uno dell’altro. Eravamo a Roma o in una qualche capitale europea, seduti su una panchina di marmo a goderci la sera silenziosa. Io seduto, tu sdraiato e con il busto fra le mie braccia. Tu mi guardavi, io ti abbracciavo cercando di scaldarti un po’.

Io c’ero per te, tu per me. Questo era il bello in noi.

Questo è quello che mi manca da allora.

Maggio piovoso

maggio 23, 2012

Sotto la pioggia scrosciante l’acqua percorre veloce ogni gradino di Trinità dei Monti.
Mi allontano, voglio vederti come se fosse un caso, come se non fossimo arrivati assieme.
Non vuoi che mi bagni ma non posso ubbidirti. Sorridi rassegnato, protetto dal tuo ombrello. Le gocce di pioggia suonano sorde carezzandone il tessuto.

Click. Una foto ai tuoi occhi meravigliosi.

Andiamo via, abbracciati, cercando un caffè in cui ripararci.
Tu asciutto, io fradicio.
Entrambi felici.

Piazza di Spagna non è mai stata così bella.

I buoni propositi per il 2012

gennaio 2, 2012

A quanto pare siamo arrivati anche a quest’ultimo “doom’s year”. Tanto vale stilare la lista dei buoni propositi da realizzare prima che tutto finisca. Hai visto mai che si siano sbagliati pure i Maya (o chi cerca di interpretare il loro calendario) ?

  • Voglio imparare il Danese, perché è una vergogna che io non sappia parlare fluentemente la lingua di mio nonno e perché visto come vanno le cose in Italia forse mi conviene accettare l’idea di spostarmi verso climi più freddi fra gente più civile.
  • Voglio seguire la paura per trovare il coraggio, perché questa sembra essere l’unica via: vivere, emozionarsi, piangere, ridere, spaventarsi, soccombere, cadere, rialzarsi. Non voglio più cercare l’equilibrio statico ma un dinamico squilibrio che mi porti a dover rivedere sempre la mia posizione, ritrovare il centro, accettare che le cose finiscono con la stessa facilità con cui possono iniziare e che coglierle mentre ci sono senza pensare con paura a quando non ci saranno più o con nostalgia a quando c’erano ancora ma solo a viverle al meglio mentre esse SONO.
  • Voglio fregarmene degli altri, in senso buono, s’intende. Non voglio più proiettarmi sugli altri, non voglio proteggerli, difenderli da me o da sé stessi. Voglio accettare l’idea che ognuno ottiene il destino che si crea e che solo sbagliando può imparare a crearne uno sempre migliore; o peggiore, a scelta. Quest’anno sarò responsabile solo di me stesso e delle mie azioni dirette. Tutto ciò che è indiretto non mi riguarda più, sono proiezioni altrui e non è compito mio mitigarle, modificarle, renderle migliori o peggiori. Voglio concedermi il lusso di fare enormi cazzate, di agire di pancia e non solo di testa, senza voler prevedere le conseguenze di quello che faccio ma vivendole conscio del fatto che spesso mi sorprenderanno.
  • Voglio ricordarmi chi sono, sempre di più. Rendermi conto di quanto io valga, smettere di guardare gli altri con totale ammirazione e di chiedermi perché la gente arrivi a sopportarmi, a frequentarmi. Non voglio certo dimenticare che il mio margine di miglioramento è ancora enorme, ma ricordarmi più spesso che avermi accanto è una fortuna anche per gli altri, che qualche traccia nelle altrui esistenze sono in grado di lasciarla e spesso è anche bella.
  • Voglio ricominciare a praticare kung fu, perché è una delle poche vere e grandi passioni che sento forti dentro di me e perché aver lasciato la palestra ed il gruppo con cui praticavo prima di trasferirmi nella “nuova casa” è stato un errore madornale. Che io arrivi ad insegnarlo o meno ho bisogno di riprendere in mano le redini del Taijiquan che, assieme al Taoismo, noto che sta assumendo un valore sempre più grande in moti aspetti della mia vita.

Per ora la lista finisce qui, ma per fortuna i post di WordPress sono modificabili, quindi posso sempre aggiungere qualcosa all’occorrenza! E voi, miei sparuti lettori, cosa vi proponete di ottenere da questo 2012?

Se per caso…

dicembre 31, 2011

Se per caso il dio del tempo mi portasse indietro di un anno, proprio ora, cosa farei? Troppo abituato ai rimpianti normalmente avrei risposto che mi sarei adoperato per cambiare mille eventi, cercando di viverli in modo migliore, e invece.

Invece.

Questo 2011 lo rivivrei esattamente come l’ho vissuto. E’ stato pieno, emozionante, intenso, utile. Sono cresciuto, migliorato, ho vissuto emozioni forti come quelle che solo gli adolescenti sono soliti provare e al contempo mi sono accorto di quanto, pur mantenendomi “bimbo” nella curiosità e nell’emotività sto diventando uomo nell’interagire con il mondo che mi circonda. Lo devo ai 32 anni che hanno preceduto questo 2011, lo devo a chi mi ha voluto bene e anche a chi non me ne ha voluto. Ora sono qui, quasi pronto a “gettarmi nelle danze” ad una festa di capodanno e penso con immensa gioia a quello che l’anno che sta per finire mi ha regalato. Sono anche contento per alcune delle cose (e delle persone) che quest’anno sono sparite dalla mia vita. Era decisamente ora. E a chi mi augura un 2012 migliore dell’anno attuale mi viene da chiedere se sia davvero possibile, se me lo merito. Probabilmente si: è possibile e me lo merito. Per ora lo accolgo a braccia aperte, con tutto quello che porterà. Sperando che sia ricco di altrettante emozioni ed altrettanti ricordi dell’anno che sto per salutare.

Non farò ringraziamenti specifici, perché chi mi conosce, chi ha condiviso quest’anno o parte di esso con me sa benissimo quanto gli/le devo, quindi GRAZIE a tutti voi che sapete! Grazie di cuore perché senza di voi probabilmente non sarei così felice e ancor più importante, non avrei ritrovato me stesso con la facilità con cui sono riuscito a farlo grazie a voi.

E prima che gli occhi diventino lucidi vi abbraccio virtualmente, sperando di stringervi uno ad uno molto presto!

Tutto l’amore che ho

dicembre 18, 2011

Questa mattina ho capito cosa c’era che mi piaceva in questa canzone e nel suo video estremamente naif, ed è qualcosa che solo chi ha vissuto una storia d’amore appagante può comprendere, probabilmente.

La prima fase del video, quella che precede lo scontro  racconta del momento in cui si è pronti a vivere un amore, in cui ci si aggira per una città desolata senza nemmeno troppe speranze di trovare quello che si cerca. Ma l’amore ti coglie di sorpresa, come l’autobus che travolge la macchina nel video, devia il tuo percorso di vita, ti ribalta, manda in frantumi le tue certezze.

E quando sei innamorato ogni difficoltà si affronta quasi con il sorriso: hai la forza di reagire a chi ti malmena, l’agilità di sfuggire ai lupi famelici, la prontezza di evitare ogni proiettile.

Quando poi l’amore finisce può lasciare ferite e successivamente cicatrici che possono fare male ma che sono niente rispetto all’intensa emozione che abbiamo vissuto. E’ bello fermarsi a guardare quelle ferite, ricordarsi la loro provenienza, quanto sia valsa la pena di procurarsele; e io ho la fortuna di poter dire che, almeno una volta nella mia vita, ho vissuto una storia d’amore travolgente, che lascerà per sempre dei segni indelebili in me e che influenzerà tutto il mio futuro.

E se anche questi segni solcano il mio volto e mi capiterà di vederli ogni giorno guardandomi allo specchio, che importa? Ne è valsa la pena fino all’ultimo minuto e quando un altro amore investirà la mia vita non potrò che godermi lo schianto attimo dopo attimo, lasciandomi trascinare via, fino a quando l’energia dell’impatto non sarà di nuovo esaurita e io mi ritroverò di nuovo ferito e sorridente, sdraiato in mezzo alla strada.

Grazie G., senza di te non sarei tornato ad essere me stesso.

Ulisse è salpato.

ottobre 27, 2011

Dopotutto Itaca è troppo piccola per un grande viaggiatore come Ulisse. Non solo Penelope ma persino le pietre lo ricorderanno e mai dimenticheranno di come egli fu in grado di scacciare i Proci e di riportare l’ordine sulla piccola isola.

Ma trattenere un avventuriero equivale ad ucciderlo e la morte nel cuore che Penelope prova mentre rilascia dal suo stretto abbraccio l’uomo che ha illuminato la sua vita vedendolo allontanarsi verso il mare aperto non sarà mai nulla in confronto al sentimento che potrebbe provare sapendo di privare il suo amato della libertà. L’imbarcazione è già all’orizzonte, lontana, fredda e Penelope si chiede se nel suo peregrinare Ulisse non decida un giorno di sostare ancora presso Itaca e incrociare di nuovo lo sguardo di colei che fu e forse sarà la persona che più lo amò fra tutte.

Nel frattempo, dismesso il telaio, Penelope si dedicherà all’isola che fu testimone del loro amore ed imparerà a governarla e la renderà splendente affinché la feccia dei mari sia atterrita dalla sua bellezza e solo prodi navigatori come l’Odisseo abbiano il coraggio di calare le ancore nel porto della petrosa Itaca.

Alive again!

marzo 27, 2011

Un po’ come il pianoforte che nessuno suonava da troppo tempo.

C’è qualcosa in questi giorni che torna a vivere. Sarà la primavera, sarà il sole finalmente caldo ma la primavera da sola non basta. Quella dello scorso anno non fu certo altrettanto capace di smuovermi. E quella di due anni fa altro non fu che il preludio ad uno squallido addio.

L’uomo giusto al momento giusto? Forse. Lo scopriremo. Intanto c’è che diventa sempre più grande questo sentimento. Non so dove mi porterà ma sento che sarà qualcosa di meraviglioso, qualcosa di vero dopo anni di bugie. Paura? Molta. Non essere all’altezza, i miei limiti, le mie insicurezze, la sua giovinezza che tutto può trasformare con crudele leggerezza. Ma ad ascoltare la paura non si vive, non ci si perde in quei due occhi luminosi, in quel sorriso che scioglie. Sento che vale la pena di rischiare e di lasciare i freni che mi sono imposto.

Sia quel che deve essere, di me, di lui e magari forse di noi, persino la sofferenza è preferibile all’apatìa che mi ha dominato fino a poco tempo fa.

Chi ha inventato il bollino verde?

marzo 30, 2007

Maledetto bollino verde, indicatore della tua presenza. E’ tornato ad accendersi perché t’ho maltrattato, così hai detto. In realtà ti maltrattai perché lo vidi di nuovo accendersi, ma anche adesso che faccio di tutto per venirti incontro, quel bollino verde resta acceso per ore.

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