Chi ha inventato il bollino verde?

Maledetto bollino verde, indicatore della tua presenza. E’ tornato ad accendersi perché t’ho maltrattato, così hai detto. In realtà ti maltrattai perché lo vidi di nuovo accendersi, ma anche adesso che faccio di tutto per venirti incontro, quel bollino verde resta acceso per ore.


“Non guardarlo”, mi si potrebbe obiettare, “Ormai non ti riguarda”. Eppure la speranza di veder coincidere per una volta quello che dici con quello che sei e che fai è ancora forte, ma quasi sempre delusa.

Riesco persino a sentirmici in colpa. Avevi una doppia vita e ti ho costretto ad averne una tripla: te stesso, la facciata con i tuoi e la facciata con me. Ho fatto finta di non soffrire nel sentirmi definito “il tuo ragazzo” mentre mi guardavi negli occhi, nello stesso giorno in cui – lì dove s’accende il bollino verde – mi definivi “una situazione particolare”. Lo sforzo per sopportare queste stilettate, questo gioco di maschere, questo continuo susseguirsi di atti teatrali lo sto facendo ed è enorme, e continuo a pensare che ne valga la pena, che sono io quello che non ha capito qualcosa. Quello a cui sfugge la tua vera essenza. E certo, è possibile, arrampicandosi sugli specchi con tremila spiegazioni assurde, che sia così.

Poi ogni tanto il terrore: penso alla più semplice delle ipotesi. Penso al fatto che ogni parte del meccanismo che da origine a quello che fai ha bisogno di essere limata ed oliata, man mano che un osservatore esterno decide di volerle dare un’occhiata più approfondita. Visto da fuori, sembra che tutto si incastri perfettamente, finché uno sguardo inatteso finisce dove non dovrebbe e tutto si scombina e necessita di spiegazioni che comunque perdono acqua come uno scolapasta.

Allora forse è il momento di dare un ordine a tutto. Di capire perché io continui a vedere del bello (anzi, dell’amabile) in te e perché continui ad aggrapparmi ai ricordi più dolci, quando tutto intorno è pieno di cadaveri putrescenti.

E’ un’ora che scrivo e quel maledetto bollino verde è ancora lì. A dire “Ehi, io ci sono! Non dimenticatevi che esisto! Mi sono allontanato per un po’, ma non vi ho traditi, sono ancora dei vostri, non escludetemi dal gruppo!”. Eppure quando uno davvero non si dimentica di te, quando davvero vuole partecipare alla tua esistenza allora spaventa. Allora è necessario cercare altri bollini verdi, per confrontarli con quel tizio buffo che un bollino non è.

Ma i sentimenti non si comprendono per confronto. Non si capisce di amare mettendo l’altro su un banco di prova assieme ad una schiera di candidati. Non funziona così. E’ comodo, ma non funziona e non è onesto.

Dici di sentirti offeso per la mia incredulità nei confronti della tua dichiarazione. Posso capire quello che provi, ma posso motivare quello che penso. Se davvero fossi innamorato, quel bollino sarebbe grigio. E a certi sms avresti risposto in maniera più netta.

Dici che le mie parole ti feriscono, quando parlo delle feste che organizzerò, quando ti ricordo quanto ti vorrei nel mio mondo. Eppure non pensi al male che mi fa quel fottuto bollino verde.

Dici che lì cerchi solo amici. Eppure dici anche che quel mondo ti fa orrore, lo descrivi con aggettivi carichi di disprezzo. E’ in questi opposti che mi incastro rimanendo senza fiato. Una delle due affermazioni dev’essere per forza falsa, altrimenti vorrebbe dire che senti la mancanza di amici da disprezzare…

Può darsi che tu abbia paura di perdere la sicurezza che ti dà il fatto che ogni giorno qualche bollino verde passerà a trovarti, ti “penserà”, e tenterà di relazionarsi in qualche modo a te. Qualche messaggio che ti conferma che esisti e che anche uno sconosciuto “ti vuole bene”. E’ forse questo quello che ancora mi tiene legato e che cancella tutti i dubbi logici nati dalle tante opposte affermazioni con cui mi descrivi il tuo vissuto: può darsi semplicemente che questo mondo privo di bollini sia per te così nuovo ed inesplorato che tu non sappia come affrontarlo. E forse non vuoi affrontarlo da solo, ma facendoti accompagnare mano nella mano da qualche bollino.

Vorrei aiutarti, vorrei esserti vicino, vorrei che tu non piangessi più durante un viaggio coi tuoi amici, ma forse non sono in grado e soprattutto, non faccio parte del mondo dei bollini: io stesso in un certo senso sono parte del mondo che spaventa. Quel mondo in cui dai rapporti possono nascere legami, confronti, emozioni. Dopotutto di quello che ho fatto mi pare che sia rimasto poco. Il bollino infatti è ancora verde: sei solo, e nel peggiore dei modi. Sei solo anche in compagnia e dev’essere tremendo. Ma un mio abbraccio non potrà alleviare più di tanto questa solitudine, soprattutto finché farai di tutto perché essa rimanga, paradossalmente, a farti compagnia.

Forse sono presuntuoso, ma credo che tutti quei bollini verdi, passati e presenti, non hanno ancora raggiunto un milionesimo del bene che ti voglio. A questo punto c’è solo da sperare in quelli futuri.

Mi sto sforzando e mi sforzerò ancora, perché continuo a credere in quello che dici e a cercare di dimenticare quello che fai e che hai fatto. Colgo e conservo i piccoli gesti belli, e mi impegno per dimenticare tutto il resto. Ma da queste basi cosa può nascere? Si può sviluppare un’amicizia quando la pretesa è quella di lasciare tutto sulla superficie, di non cercare mai di capire, di non cercare mai di condividere un’emozione?

Non lo so. E ho il terrore di quello che sarà di noi, quando troverò una risposta.

C’è chi ha espresso meglio di me, e con meno parole (ma forse con più rabbia e decisione) quello che ho scritto in questo post. Quando ascolto Rosso Relativo, mi vengono i brividi.

La voglia scalpitava, strillava,tuonava, cantava
Da notte fonda nel petto di..
Paola..oh..Paola..
La noia quella sera era troppa
E cercava, chiamava
200 principi e invece lei era la
dama del castello
Il tuo è un rosso relativo
Senza macchia d’amore ma adesso
Canterà dentro di te
Per la gran solitudine e..
Forza..amati per questa sera
Che domani torni in te ma
Non ti diverte perché
Vuoi qualcosa di più facile.
La timidezza c’era ma svaniva,
scappava di notte..si dileguava
dagli occhi di..
Paola..oh..Paola
Giocava a rimpiattino nascondeva
E mostrava, cercava
Il cacciatore e invece lei era la
Preda dentro il bosco
Il tuo è un rosso relativo
Senza macchia d’amore ma adesso
Canterà dentro di te
Per la gran solitudine e..
Forza..amati per questa sera
Che domani torni in te ma
Non ti diverte perché
Vuoi qualcosa di più facile.
E non riposi più
Solo lo schermo e tu (e provo pena)
Tastiera e anima
Posso dimostrarti adesso che ha
Ben altre forme il sesso…
La voglia scalpitava, strillava, tuonava, cantava
Da notte fonda nel petto di..
Paola..oh..Paola..
La noia quella sera era troppa
E cercava, chiamava
200 principi e invece lei era la
Dama del castello
Il tuo è un rosso relativo
Senza macchia d’amore ma adesso
Canterà dentro di te
Per la gran solitudine e..
Forza..amati per questa sera
Che domani torni in te ma
Non ti diverte perché
Vuoi qualcosa di più facile.
Il tuo è un rosso relativo
Senza macchia d’amore ma adesso
Canterà dentro di te
Per la gran solitudine e..
Forza..amati per questa sera
Che domani torni in te ma
Non ti diverte perché
Vuoi qualcosa di più facile.

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2 Risposte to “Chi ha inventato il bollino verde?”

  1. TodesTrieb Says:

    Molto bella. Ti sei messo a nudo e questo mostra il tuo coraggio. Una volta, quando ho sentito in modo particolare quello che ti portavi addosso per questa situazione, ho provato a mettermi nei tuoi panni, e ne è nato questo:
    “Caro bollino verde,
    volevo dirti qualcosa, che ti muoverà appena, nel senso della difesa e non del dialogo, perché per dialogare bisogna essere in due, e per alcuni è già difficile essere uno. Io invece ho dialogato e continuo a farlo, con me e con i miei amici; e in certi momenti è stato “rassicurante”: mi dicevano quello che avresti fatto e perché. Ma io ho sempre preferito credere in te. Al tuo essere speciale, in un mondo stretto, e non al tuo essere clinicamente banale. Ed effettivamente sei speciale, nel modo in cui eludi le cose, in cui le ometti, nel modo in cui con concitata leggerezza giustifichi macigni grossi come case. La cosa buffa, è che anche ora credo in te; e non riesco a spiegarmelo, come mai io continui ad ostinarmi, di fronte a così tante evidenze, per le quali tu hai avuto/hai/avrai sempre una giustificazione, a posteriori, data perché richiesta, che non sarà mai una spiegazione. Ma anche in questo io quasi ti capisco, perché tu, come dici, vedi “in macro” ed io no. Io ho sempre guardato chi avevo di fronte, con tutte le mie difficoltà. E una di queste è che nonostante uno più uno più uno faccia una somma, io ancora non la voglio tirare; magari perché scopro che uno più uno più uno fa zero, “e il conto torna sempre”, sia che tiri la somma, sia che non la tiri. E sempre di più capisco, grazie a te, di appartenere a quel mondo stretto, dal quale si deve prendere una boccata d’aria. Ad un mondo che non è fatto di spettri, dai quali fuggire, ma di persone, da rispettare. Un mondo certo con i suoi drammi, ma dove le persone assumono una consistenza umana e non fiabesca: dove gli altri non spariscono dietro cortine fumogene fatte di dubbi e di “non so”. Ma è naturale, io sono l’uomo del bianco o nero, che non conosce le sfumature, o meglio, quel tipo di sfumature che tutto consentono e poco impegnano: è vero, io quelle non le conosco. Una cosa è certa, che una somma dovrò pur tirarla, perché una fiaba non soffre: io si. Ed ho sofferto abbastanza, dietro un’immagine che mi illudevo di vedere; perché si sa: il mondo stretto, crede negli altri, e non li truffa.”
    Ovviamente, questo è un punto di vista, che ha cercato di approssimarsi al tuo. I bollini verdi non si offendano! Capisco che riassumere ciò che è accaduto, quando non si lascia spazio alle giustificazioni, può offendere un bollino verde, se mai si pensava affettivamente coinvolto il quel che accadeva; e magari tanto “sinceramente” vorrebbe dire, aggiustare il tiro, accomodare, se gliene fosse interessato qualcosa; ma mimare una sincerità postuma, ha poco senso oltre che poco gusto. Per un bollino verde, gli affetti, quelli non mimati, sono impossibili, perché ha il deserto attorno, dove l’unica forma di vita gradita e tollerata sono i cactus. Ed è del resto più facile, per un bollino verde, pensare che altri ordiscano trame a lui contrarie, piuttosto che pensare alle proprie, che tanto impegno richiedono, affinché rimangano nascoste, affinché si riesca a salvar la faccia, o forse sarebbe meglio scrivere la maschera, perché sembra proprio che alcuni non possano esistere senza: e se si guarda dietro di esse, Michele, si vede che…. non c’è niente. E, come un cameo, mi viene in mente un atto teatrale, di cui ti illustro il breve ma chiarissimo svolgimento:
    Bigonzo “scopiamo oggi?”
    Filibustiere: “esco alle due”
    Passa il tempo ma Bigonzo non si fa vivo, perché magari per niente intenzionato ad aspettare una pietanza per niente esclusiva…
    Dopo molte chiamate ad Bigonzo…
    Filibustiere: “Io sono sotto l’ufficio; che fine hai fatto? Perché non mi rispondi?”
    Non la trovi un’opera d’arte che non ha il benché minimo bisogno di spiegazione?

  2. corrado Says:

    caro bollino verde ti vedo come un dente del giudizio ormai cariato da togliere si vuoi ma io dissi ma come io ci mangio sorpresa le non capiva la dolcezza di un dente

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