Perché banalizzare?

Ieri in tv ho visto una scena triste. Una scena triste e tragica. Tragica perché a parlare era la madre di un ragazzo giovane, morto nel recente incidente ferroviario verificatosi a Roccasecca. Triste perché le parole della signora mi hanno ricordato quanto talvolta la religione venga così banalizzata da diventare quasi buffa.

La signora intervistata raccontava il suo dolore per aggiungere alla fine che non avrebbe mai provato odio per i colpevoli dell’incidente. Non perché non volesse odiarli, ma perché “non voglio commettere peccato, perché quando il Signore deciderà di prendermi con sé non voglio rischiare di non incontrare mio figlio, e di andare dall’altra parte“.

L’ho trovata una cosa così triste. Credere all’inferno e al paradiso proprio così come li racconta Dante…Chi fa il bravo (e ovviamente per la signora il figlio ha vissuto senza peccati) finirà in paradiso, in cielo, a contemplare il Signore, e chi in vita pecca e non si pente, sottoterra, all’inferno, a bruciare fra i dannati.

Non me la prendo – ovviamente – con la povera signora, per la quale probabilmente credere in questa sciocchezza è l’unico vero conforto al momento, ma mi fa rabbia che molte generazioni siano cresciute credendo che la spiritualità dell’uomo si riducesse ad un serpente malizioso, una mela (che poi non ha nulla a che fare con una mela, nella bibbia), una specie di satiro dalla pelle rossa e la coda puntuta e tanti angeli vestiti di bianco.

Ricordo invece di un racconto che mi colpì moltissimo, riguardo alla concezione di paradiso e di inferno secondo non so quale religione Koreana. In sostanza l’inferno è descritto come un’enorme tavola imbandita, colma di deliziose leccornie, pietanze sfiziose. I dannati sono seduti alla tavola, uno di fronte all’altro ed hanno delle bacchette per potersi cibare. Il problema però è che le bacchette sono così lunghe che una volta preso il cibo è per loro impossibile portarlo alla bocca. Il paradiso è esattamente identico. Quello che cambia è la mentalità delle persone che lo popolano: esse infatti sfruttano l’eccessiva lunghezza delle bacchette per arrivare ad imboccare chi è seduto di fronte.

Un po’ come a dire che a parità di condizioni di partenza, sta a noi crearci l’inferno o il paradiso (finché siamo in vita!), il che non è affatto banale, secondo me.

Fra l’altro in questa sintetica ed illuminante descrizione di “inferno e paradiso” vi si può leggere tranquillamente una visione più “occidentale”, legata alla carità cristiana, per esempio. L’inferno è dove ognuno pensa per sé (creando un inferno per se stesso – non riuscendo a mangiare – e per gli altri, non porgendo loro del cibo) mentre il paradiso ha luogo quando le persone collaborano mosse da un sincero altruismo.

La nostra felicità esiste fin quando saremo noi a ricercarla e costruirla. Se invece desideriamo utilizzare gli strumenti che abbiamo nel modo sbagliato, allora siamo consapevoli o inconsapevoli artefici del nostro inferno.

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2 Risposte to “Perché banalizzare?”

  1. gringoire Says:

    Sono d’accordo col tuo pensiero. Purtroppo c’è stato negli anni, o meglio nei secoli, un processo di proposta delle leggi di Dio sbagliato, o perlomeno deviante. La proposta dei dettami divini, da parte dell’istituzione ecclesiastica, ha sempre pervisto solamente gli estremi del vivere, del peccare (purgatorio a parte). La proposta dei dogmi è stata spesso attuata in maniera assoluta, portando così il semi-credente o ad immergersi in maniera totalitaria, cieca, all’interno di quel mondo di cartone proposto dalla chiesa più intollerante, oppure a volgersi dall’altro lato, verso quello che, magari anche oggettivamente, è il modo più semplice e apparentemente più libero di condurre la propria esistenza… siano elogiati dunque gli uomini e le donne di chiesa che vivono ed attuano la religione a contatto con le persone, comprendendone, e magari anche giustificandone, una qualsiasi, veniale fuoriuscita dal “cammino” religioso. E’ quella la vera religione…

    un saluto
    Sebastian

  2. ? Says:

    ?

    Hear the ringtone of the popular song: ?

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