Non fatemi parlare!

Cos’avrò avuto di tanto scottante da dire?

Cominciamo dal principio. Dal sogno fatto questa notte, un sogno piuttosto inquietante e all’interno del quale m’è sembrato di evincere un tema ricorrente, quello dell’incapacità o dell’impossibilità di comunicare.

In un sabato pomeriggio, dopo pranzo, ero seduto a godermi il sole nel giardino di casa. Ad un certo punto mi passa davanti un signore sulla cinquantina, nei classici abiti di chi fa jogging. Io rimango un attimo contrariato e cerco di fermarlo per chiedergli cortesemente di uscire dalla nostra proprietà ma lui fa dei cenni come a dire “adesso non posso fermarmi, ne parliamo dopo”, e continua a correre in direzione del cancello che da sulla strada, percorrendo il perimetro della proprietà. Immagino che abbia intenzione di uscire e penso fra me e me che forse ha trovato il cancello aperto ed ha pensato che la nostra casa fosse un parco pubblico, quindi placo la mia ira e con il sorriso mi avvicino al cancello, pronto a chiuderlo non appena il tizio fosse uscito. Vedo arrivare il signore, con un gesto della mano lo invito ad uscire e lui invece mi fa cenno di aspettare, stende un materassino sul prato e comincia a fare esercizi di stretching ed addominali. A questo punto mi avvicino a lui e con toni non garbatissimi gli faccio notare che non si trova in un parco ma in una proprietà privata e nessuno l’ha autorizzato ad entrare. Lui continua a fare i suoi esercizi e risponde che devo stare attento a quello che dico o chiamerà i carabinieri. A questo punto il mio rispetto per lo sconosciuto viene azzerato e corro in casa a cercare il cordless per chiamarli IO i carabinieri. Mi imbatto in vari telefonini, ma ho difficoltà a trovare il cordless. Mentre cerco il telefono do anche qualche urlo a mia madre, per dirle dell’accaduto e mandarla dal signore con la speranza che lei abbia più fortuna di me nell’essere compresa, ma non la trovo. Finalmente ecco il cordless! Chiamo i carabinieri e mi risponde un tizio che sembra sotto effetto di stupefacenti. Fa domande prive di senso ed esprime concetti completamente sconnessi…in ogni caso mi dirigo verso il signore in giardino e lì lo trovo che parlava con mia madre. Un attimo dopo sparisce e cambia lo scenario. Io e mamma stiamo andando dai carabinieri. Camminiamo su un marciapiede sempre più stretto e dissestato. Alla nostra sinistra c’erano delle ringhiere di varie case che costeggiavano il marciapiede, sotto i nostri piedi il marciapiede (di cui forse solo 20/25 cm erano calpestabili) e poi alla nostra destra scorreva un fiume torbidissimo o forse era un lago o un’enorme pozzanghera. Mamma riesce a tenersi in equilibrio aggrappandosi alle ringhiere, io invece, avendo il cordless nella mano sinistra e la mia gommapane preferita nella destra (!?!) perdo presto l’equilibrio e piombo nell’acqua melmosa. Mi accorgo che con tutte e due le mani “chiuse” per reggere degli oggetti, non sono in grado di tenermi a galla e decido quindi di liberare la mano destra, mettendomi la gommapane in bocca. Riesco ad arrivare ad una scalinata e ad uscire dall’acqua. Mamma era già in cima alle scale, a parlare con due carabinieri che si trovavano all’ingresso di una chiesa (!). Vedo che la gente che sta andando a Messa ci guarda incuriosita e forse si chiede perché io sia tutto infangato. Vorrei intervenire nella discussione coi carabinieri ma ho questa cosa in bocca, che nel frattempo è diventata praticamente una palla di fango e non so come pulirmi e dove sputarla. Faccio cenno a mamma di darmi qualcosa per asciugarmi e lei di colpo porta sulle spalle un sacco di asciugamani (un po’ come i venditori ambulanti sulle spiaggie, per intenderci) e mi propone asciugamani puliti, bellissimi, pregiati mentre io a gesti cerco di farle capire che ne voglio uno vecchio e sdrucito, visto che ci devo sputare fango dentro. Alla fine riesco a prenderne uno adatto, ci sputo questa palla di fango e mi pulisco la bocca. A questo punto cerco un posto dove mettere la palla di fango e noto un piccolo vasetto con dei fiori, penso che aggiungere un po’ di limo alla terra del vaso non possa che far bene alla pianta e finalmente mi libero di questa “palla” di fango.

Il sogno è finito così.

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