Sulle rive del Fiume Bianco

Quando il Bianco ti domina parli più del solito. Con concitazione, disordine. E i tuoi occhi puntano su di me, ma guardano chissà dove. C’è rabbia e stanchezza nel tuo sguardo. Ormai io viaggio altrove. Sento il brusio della tua voce e cerco di astrarmi, di allontanarmi perché so che se provo a reagire in cambio otterrò solo vili ricatti o false promesse. Anche se non ti ascolto – in quei momenti – non riesco a distaccarmi del tutto. Mi arrabbio, mi incazzo, ci soffro. Vedo una persona sprecata, in quegli occhi a mezz’asta, in quelle pupille ampie, vacue, lucide, spente. Vedo tutta la tua energia, tutte le tue idee, tutta la tua bellezza buttate nel fiume Bianco. Mi chiedo se ignorarti non ti porti ancora più vicino alle sponde del fiume. Mi chiedo se dovrei lasciarti vivere la tua vita, fregarmene o combattere strenuamente per una persona che vale. Mi chiedo se è già troppo tardi, per riaverti indietro.

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